E LA REAL STATTE SI AGGIUDICA IL TORNEO DELLE REGIONI
“Non lo so”, dice Tony Marzella accomodandosi sulla grinzosa panchina del suo Sporting Montetermiti. Quel legno ha i volti e gli umori ed i fumi di milleuno battaglie: ma a lui deve sembrare una regale poltrona dai bracci fregiati di gol. Un pigro tramonto di giugno si annuncia a fatica, senza la minima fretta. Sull’erba sintetica, borracce goccianti e sorrisi volanti tra i sudori Real. Non può essere un allenamento qualsiasi, per le stelle stattesi, non con le finali per lo scudetto a portata di tocco. Per un lungo resistibile attimo non si sa cos’è che Marzella non sa. Il coach ha l’aria presaga e presazia di un gatto felice per la posizione del topo: lo ha inchiodato lì, nell’ultimo buco, e da lì non si scappa. Alla fine si sa cos’è che non sa. “Mi piacerebbe che questa vittoria funzionasse da spinta e benzina per il movimento generale, che aiutasse la promozione del calcio a cinque, che portasse tante nuove ragazze sui campi. Non so se accadrà. Ma sperarci è il minimo”. Il minimo. Di un’avventura che però comincia dal massimo e col massimo finisce: mercoledì sei giugno, a Velletri,
Non poteva essere un’impresa semplice, visto il livello e considerata la situazione. Ma Tony ha scommesso sul blocco di club, non a caso bicampione d’Italia, e c’era da scommetterci che Patty Convertino, Susi Nicoletti, Roberta Buonfrate e Valentina Margarito non lo avrebbero deluso. Nelle finali, per giunta, il contingente stattese è diventato anche più corposo, grazie a Patrizia D’Andria e Nicoletta Di Pierro, sia pure impiegate part time. Le altre quattro mastine, figurarsi, e chi le schioda. Non conviene a nessuno. Non è questione di casa, d’affetto, di favoritismi. Semplicemente, di merito. Se la Puglia voleva brindare alla coppa, non poteva che dare la propria maglietta alle giocatrici Real. E ha brindato, alla fine, omaggiando i polpacci stremati delle fuoriclasse nostrane. Partendo da lontano, perché già accedere alla final four ha richiesto bracci di ferro a oltranza; a partire dal sofferto 2-1 esterno sulla groppa della Campania, domata dopo una sfida da dentro o fuori in cui, tanto per cambiare, ha prevalso il cuore caldo. Lazio, dunque, eccoci.
La due giorni di storia è iniziata con il 3-2 sulla Calabria, altro score che racconta molto, anche se non dice tutto della tripletta della fantastica Susi Nicoletti. A sorpresa ma non troppo, nell’altra semifinale il Veneto si sbarazzava del Lazio in coda ai calci di rigore, chiarendo di non essergli da meno e presentandosi all’ultimo scontro con le carte in regola. “Impossibile sottovalutarle”, ricorda il gatto, e gli occhi gli si aprono come fauci. “Le venete giocano svelto e solo di prima, per una manovra offensiva che offre sì ripartenze, ma solo se riesci a non farti schiacciare”. Ciò che stava accadendo nel primo tempo, sofferto a lungo dalla Real Puglia dopo lo svantaggio iniziale e chiuso pari in extremis grazie al gol dell’immancabile Patti Convertino ma anche grazie alle parate della Margarito e alla saldezza della granitica Robi Buonfrate: non avessero tenuto, c’era il rischio di essere già fuori dalle speranze di rimonta. La ripresa ha raccontato storie più consone e note, con le perle di Susi e ancora Patti, prima del 2-3 al
