DON TOMMASO PARROCO A STATTE PER 47 ANNI

La storia di un popolo è legata indissolubilmente ai personaggi che hanno contribuito a scriverla. Linfa vitale di progresso, antesignani del moderno concetto di libertà, protagonisti di eroismo, intellettuali di rango, poeti ed artisti, determinano il destino, l'assetto sociale, politico e culturale, in ultima analisi la vivibilità, delle comunità in cui vivono.

In ombra, tuttavia, rimane una pletora di individui comuni o quasi, che non assurge nel firmamento del “protagonismo” conclamato, ma che ha ugualmente il merito di contribuire con altrettanta lucidità, al riscatto morale, sociale ed economico di quella comunità.

Educatori, insegnanti, adepti di strutture religiose o del volontariato, semplici genitori, sospinti da bisogno naturale o da filantropia, profondono energie e capacità per la promozione del territorio e per la formazione di generazioni, a cui trasmettono, in valore morale e di pensiero il meglio delle loro ispirazioni.

Innegabile rivoluzione quella operata dai primi e rivoluzione, meno appariscente, ma non dissimile per merito, quella operata dagli altri.

L'opera svolta da don Tommaso Rota, parroco del SS. Rosario a Statte per quarantasette anni, credo possa essere catalogata nel novero delle rivoluzioni pacifiche, la cui influenza benefica ha investito almeno cinque generazioni di cittadini stattesi.

Prete giovanissimo, approda a Statte verso la fine degli anni cinquanta, ossia, in un periodo economico tutt'altro che roseo, ed in un contesto sociale e culturale di grande affanno.

Inoltre, la prebenda parrocchiale, praticamente inesistente e la conseguente indigenza, sommata ai noti problemi relativi alla precarietà strutturale dell'edificio Chiesa, e allo strascico delle tensioni non sopite, derivanti dalle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, non scoraggiano don Tommaso.

Egli intende appieno il suo compito, la sua non semplice missione. Da vero manager, organizza il futuro degli interventi più urgenti da eseguire per il ripristino ed il consolidamento della Chiesa, mentre da ispirato “pastore”, pianifica il programma di rinnovamento spirituale della comunità allora formata da tremila anime.

E' una girandola quasi frenetica di eventi il cui ampio ventaglio, abbraccia ogni segmento della vita parrocchiale, dall'organizzazione pastorale, alle previsioni di spesa degli interventi più urgenti da affrontare.

L'energia della sua giovane età, l'entusiasmo ed il fervore che gli deriva dalla sua profonda convinzione di essere Sacerdote, costituiscono lievito prezioso nella comunità parrocchiale, che riceve un impulso straordinario in tutte le direzioni.

Iniziative di ogni genere si susseguono, dando frutti concreti in sintonia con i tempi.

Un clima di vivacità assembleare, di fraterna aggregazione, investe i parrocchiani stattesi, che diventano, nel contempo, ideatori e protagonisti di progetti che vengono realizzati in linea con le direttive del nuovo parroco, ma che vengono gestiti autonomamente dai responsabili preposti, in un rapporto strettissimo di leale collaborazione

In questo sereno dialogo che Don Tommaso riesce ad instaurare con i giovani, con gli uomini e le donne cattoliche, nascono o si consolidano le strutture che collateralmente alle attività primarie di promozione della liturgia, affiancano e sostengono il parroco in tutte le attività.

“Come in un lungo film rivedo la mia vita a Statte” diceva Don Tommaso nel suo ultimo bollettino.

Come le scene di un film, il regista Don Tommaso, continua imperterrito, senza tregua, in un profluvio entusiastico, la sua gragnola di iniziative, nei campi più disparati.

Primo attore nella lotta per il riscatto civile del paese, a stretto contatto del comitato cittadino, all'inizio degli anni settanta, e sui palchi, quale protagonista strenuo, nella battaglia referendaria per la conquista dell'autonomia amministrativa, tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta.

Il sindaco Pinuccio Mastromarino e la sua giunta, intesero esprimergli il senso di riconoscenza di tutto il paese, attribuendogli la cittadinanza onoraria, che resta un'attestazione di lealtà e simbolica rimunerazione per quanto egli ha “prodotto” per la comunità stattese.

Ufficialmente ciò che resta e resterà del passaggio di Don Tommaso, è quanto appartiene all'evidenza, è tutto ciò che è dimostrato a livello documentale.

Ma quale orma lascia nel versante della formazione dei giovani il prete don Rota? E' impresa improba rispondere, anche in modo approssimativo, alla domanda. Ma azzardando credo si possa affermare che l'influenza della sua opera umana e pastorale sulle generazioni che sono transitate durante la sua permanenza a Statte, è stata positiva, onesta e fondamentale.

Non fosse altro che per l' esempio di uomo probo e mite, che costantemente ha offerto, per la modestia con cui si è sempre rapportato con il “discente” Egli rappresenta la figura di un educatore incomparabile, di un maestro di vita di antico stampo, di un docente di dottrina morale, ormai in fase in estinzione.

Azzardando un bilancio consuntivo degli anni che ha trascorso a Statte, credo si possa convenire che Egli sia stato un prete esemplare, buono, pio e positivo, ma senza dubbio si può affermare, senza tema di smentite, che dal punto di vista umano è stato un uomo giusto, paziente, tollerante e disponibile.

Un grazie di cuore è il meno che ogni cittadino, anche non vicinissimo alla fede cattolica, debba perciò doverosamente dirgli.

Con  questo impulso ricambiamo con riconoscenza, gratitudine ed affetto, colui che ha aiutato tanti giovani, tanta gente nei momenti difficili, quando attanagliati dal bisogno, schiacciati dalle difficoltà, si sono a lui rivolti per necessità o per bisogno spirituale. Auguri don Tommaso.