"VORREI CHE ALLA FINE DEL MIO MANDATO, SI DICESSE CHE SONO UNA PERSONA SERIA..."
E’ l’unica nomina esterna, quella della professoressa Gabriela De Pace che non si è candidata all’elezione del consiglio comunale. Un incarico prettamente di fiducia, quello affidatole dal sindaco che le ha chiesto di lavorare in amministrazione quale assessore ai servizi culturali, marketing del territorio e comunicazione, servizi sociali e pubblica istruzione. Un assessorato “corposo” che ha un po’ spaventato la signora De Pace…
“ Ho accettato l’incarico per la grande stima che ho nel sindaco, compagno di partito e perché sono convinta che questa realtà abbia tanto da dare in quanto è stimolante, complessa, ma estremamente potenziale. Credo abbia necessità di esplodere. L’idea può essere quella di una pentola che bolle col coperchio... prima o poi il coperchio salta .”
Gabriela è nata in Argentina, a Buenos Aires, è orgogliosamente figlia di emigranti (il papà e di Mottola e la mamma è romagnola). Ha vissuto per molti anni in Venezuela , circa un anno negli Stati Uniti. E’ in Italia dal 1987. E’ laureata in lettere spagnole, ha convalidato la laurea in Lingue presso l’Università di Bologna. E’ stata operatrice della biblioteca civica di Statte dal 1999 al 2001, da allora insegna Lingua e civiltà spagnola presso il liceo Linguistico Aristosseno di Taranto.
Ma cosa centra un’argentina con Statte…
Nel ‘92 incontra sulla spiaggia di Chiatona uno stattese che sposa nel 1996. Da allora vive a Statte, impara ad amare e a conoscere questo territorio, la sua gente. Ha due bambini che adora e che vivono da piccoli stattesi la scuola pubblica e la realtà sociale a loro più consona.
E’ tesserata DS dal '94, ma da sempre è stata vicina alla sinistra. A Mottola, la cittadina in cui ha vissuto fino a che non si è sposata ha partecipato alla vita culturale del paese scrivendo anche per il giornale locale.
Un persona mite e dolce sia nel modo di porsi che nel modo di parlare ancora teneramente ispano, di grande intelligenza, riflessiva e determinata.
“ La cultura non è solo l’evento, che comunque serve – dice – è un lavoro umile e quotidiano. Così come quello che svolge la nostra biblioteca, partita in sordina ma cresciuta nel tempo. Ed è un investimento sulla qualità delle persone. Perché le vere risorse sono le idee degli uomini. Dobbiamo tirar fuori le persone dalle case:
Credo si debbano razionalizzare i servizi per arrivare a tutti, a chi ha più bisogno, senza miracoli ma con serietà ed equità.
Mi piacerebbe poter pensare ad un centro di ascolto, una struttura che possa rispondere ai bisogni: le donne che lavorano a Statte non possono contare su nessuna struttura pubblica per i figli.
La donna in genere ha spesso necessità di essere informata sia nell’ambito della prevenzione sanitaria, sia in quella di tutela . Così come la fascia adolescenziale è trascurata, si opera per i minori, ma nell’età più difficile della crescita non vi sono sostegni.
Condivido in pieno le finalità del servizio civico, da potenziare magari ampliando il raggio d’azione. Il mero contributo economico a chi ha bisogno è un fare per fare, ricambiare il contributo mettendo a disposizione dell’ente il proprio saper fare vuol dire sentirsi parte integrante ed attiva di una società.”
La prof. De Pace si occuperà anche del settore scolastico: “ la scuola ha un ruolo fondamentale – a Statte vi sono scuole attive che oltre all’aspetto didattico si prodigano nella realizzazione di progetti importanti per gli alunni. Si deve proseguire nella formazione a trecentosessanta gradi ma il mondo della scuola ha il dovere di aprirsi alla comunità , spostando le iniziative scolastiche nel paese, interagendo con la popolazione più anziana per esempio, facendo partecipare la comunità alle attività extra scolastiche. Non solo i genitori dei bambini. L’affezione per il proprio paese, per il proprio territorio cresce in proporzione al sentimento di appartenenza”.
