BEN TORNATA PATRIZIA!

Anteprima: 

Siamo ben felici di riabbracciare la nostra Patrizia Torturu, ritornata al suo lavoro in Comune lo scorso 13 febbraio dopo una lunga  assenza. E’ stata messa a dura prova da una malattia rara che l’ha tenuta lontana per ben due anni.

Patrizia ha vinto, insieme a suo marito Giuseppe, alla sua famiglia, una battaglia veramente difficile.

Con gioia ci ha parlato delle grandi sofferenze che sono oggi un ricordo ma che l’hanno cambiata  facendole apprezzare ancor di più  ciò che più conta in questa vita. Gli affetti, l’amicizia, i rapporti con le persone. 

 Dai suoi occhi finalmente guariti sprizza la felicità di chi è appena tornato a vivere e l’entusiasmo di poter proseguire il lavoro, al meglio, con passione.

“ Una delle cose a cui pensavo di più – quando ero ammalata – era proprio il lavoro, le colleghe. Credevo di non doverci più tornare. Amo il mio lavoro, il comune, le persone  che vi operano.  Aver avuto la possibilità di essere assunta ( regolarmente tramite ufficio di collocamento nel 2000) per me è stata una grazia di Dio, insperata. Sono operatrice meccanografica  nel settore dei tributi, non potrei vivere senza  il mio lavoro. La forza di combattere, di andare avanti  - dice - è venuta anche da voi tutti”. 

 E di forza ce ne  vuole per superare una malattia insidiosa, dolorosa, crudele come il Pemfigo Volgare, una di quelle rare, auto immuni. Le è successo che il suo  organismo  rigettasse   la sua  pelle fino alla strato più profondo del derma. 

In poco tempo, in pochi mesi, dalla comparizione dei primi sintomi,  il corpo di Patrizia si trasforma . Piena di piaghe, solo con il viso ancora salvo, inizia la diaspora per curarsi al meglio. 

“ A gennaio del 2004 mi è stata diagnosticata la malattia e mi sono ricoverata per la prima volta, ma le terapie blande nulla hanno sortito se non il peggioramento del male che continuava a perseguitarmi. Periodi interminabili, tempi lunghissimi, avevo bisogno di assistenza continua, non sapevo più come era il suono della mia voce, perché non parlavo, piangevo parlando,non potevo toccarmi perché la mia pelle era sempre più fragile e bastava che mi sfiorassi per perderne dei pezzi. 

 A marzo mi ricoverai in un altro ospedale, dove mi avevano detto c’era un dottore che aveva fatto studi su questa malattia. 

 Ho passato giorni da incubo in un luogo dove c’erano altri malati come me, dove l’igiene era opzionale, dove non stata mai lavata, dove  ero alla berlina di tutti. 

 Non ero più una persona, al Signore ho chiesto più volte di porre fine  alla mia sofferenza . 

 Tutti mi dicevano che sarei guarita, ma il tempo passava e continuavo a trasformarmi in una specie di  mostro. 

 Creme, bendaggi, medicazioni dolorosissime, cortisone: l’incubo continuava , anche se il volto, la mia identità era ancora intatto. Persi ogni speranza quando la malattia  cominciò ad aggredire il mio viso ed i miei occhi.

 Ed in quelle condizioni di assoluta gravità con le piaghe  che mi impedivano di vedere e con un volto irriconoscibile, mio marito che ha superato insieme a me questa prova, a novembre del 2004 mi ha accompagnata all’Istituto Dermopatico  dell’ Immacolata, a Roma, dopo aver raccontato attraverso internet la mia storia. All’Idi, il dott. Giuseppe Cianchini, dermatologo e ricercatore nel campo delle malattie bollose, attraverso una cura sperimentale,  mi ha salvata,  innanzitutto restituendomi la dignità della sofferenza e ricoverandomi in una stanza singola con bagno e doccia. Dopo un anno sono stata lavata , ripulita. Pian pianino, la malattia ha iniziato a regredire  e ho ritrovato il sorriso e la voglia di vivere anche se i guai non sono mancati. Sono stata operata di cataratte per via dell’infezione agli occhi ( lo dice ridendo perché ha anche risolto il problema della sua miopia), ho contratto una sindrome dovuta all’assunzione  massiccia del cortisone.   A Roma ho ritrovato la fiducia, circondata da medici umili,   che al primo posto mettono il paziente, il malato. Splendidi anche tutti gli operatori sanitari, gentili, cortesi, premurosi. 

Oggi sono qui, a riabbracciare con serenità i mie amici, a riascoltare il suono della mia voce, a lavorare in questo ambiente meraviglioso. Ho ritrovato la mia famiglia, ho ritrovato l’amore dei miei cari, dopo due anni ”. 

 Patrizia ci ha parlato per ore testimoniando una gran fede, ha voluto lei stessa raccontare della sua malattia proprio per infondere speranza in chi soffre, proprio per far conoscere quanto sia difficile essere curati  per guarire da una patologia non usuale e quanto sia importante sovvenzionare la ricerca per la cura di tali malattie.

E con il suo sorriso smagliante ci fornisce le indicazioni per sostenere la ricerca: “basta collegarsi al sito www.pemphigus.org dove c’è un link per poter effettuare donazioni”.

Patrizia è per tutti noi l’esempio di chi non si arrende mai, è motivo di orgoglio, una risorsa per noi che lavoriamo con lei. Non appena ritornata  non abbiamo avuto neppure il tempo di accoglierla, ha fatto tutto lei offrendoci un momento di festa. 

Ed è proprio con questo spirito di gioia che ha inteso riprendere la sua vita. 

Con lei attendiamo la resa definitiva della malattia.